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Il segretario Marco Rossi guida i candidati del Pd

Pubblichiamo l’articolo del Messaggero Veneto di oggi.

Presentata la lista degli aspiranti consiglieri dem e quella di Gorizia 100 sogni.
Collini: «Il partito ha coraggiosamente scelto di rinunciare alle primarie».
Doppio traguardo tagliato ieri da Roberto Collini. Il candidato sindaco sostenuto da Percorsi goriziani, Partito democratico, Gorizia 100 sogni e Gorizia è tua ha infatti dichiarato chiusi i lavori al programma elettorale condiviso dalla coalizione di centrosinistra, così come si è chiusa ieri anche la raccolta firme a sostegno delle quattro liste, superando per ognuna il limite minimo delle 175 sottoscrizioni. «Il Pd ha fatto una scelta coraggiosa rinunciando alle primarie», ha detto Collini a margine della presentazione della lista dem, «uno strumento che sui 25 capoluoghi che andranno al voto quest’anno è stato utilizzato solo in 4 casi. Gorizia sta giocando partite importanti come quella della sanità, ma se negli ultimi 5 anni i suoi abitati sono diminuiti, i negozi hanno abbassato le saracinesche e gli appartamenti sfitti non si contano più le responsabilità non possono essere solo della sanità né di fenomeni globali che non intendiamo trascurare». Questi i candidati del Pd in consiglio comunale: Marco Rossi, Renzo Bellogi, Gabriella Bozzi, Barbara Businelli, Domenico Calò, Liviana Cechet, Giordano Chiarion, Cristina Cocianni, Giuliano Colussi, Enzo Dall’Osto, Elisabetta Damianis, Violeta-Luminita Dan, Marco della Gaspera, Elisa Fania, Adriana Fasiolo, Lorenzo Furlani, Flavio Gregori, Rania Kattan, Daria Kogoi, Pascal Kouamè Koue, Ugo Luterotti, Marco Menato, Maria Teresa Micovilovich, Giovanni Mignozzi, Simone Orsolini, Gianluigi Panozzo, Patrizia Peressin, Anna Perzan, David Peterin, Angiola Maria Restaino, Jacopo Rogantini, Livio Rossi, Caterina Salateo, Nikolas Semolic, Nadia Slote, Antonella Stasi, Elisabetta Tofful, Daniele Ungaro, Valentina Verzegnassi. Ieri sono stati svelati anche i nomi dei candidati della lista Gorizia 100 sogni, insieme ad alcuni rappresentanti della Slovenska Skupnost. I candidati: Mara Cernic, Stefano Cosma, Roberto Gajer, Mattia Anfosso, Walter Bandelj, Adriana Bregant, Paolo Massimo Guido Carlotta, Romina Casella, Cinzia Castrusini, Roberto Cocianni, Dayana Colella, Roberto Daris, Lorenzo Drascek, Furio Gaudiano, Ilaria Gentile, Antonella Giuliano, Guglielmo detto Willi Jug, Marilka Korsic, Michele Lescovez, Fabrizio Manganelli, Patrizia Mauri, Micaela Passon, Antonella Perco, Marina Perco, Neva Petejan, Ales Plesnicar, Francesca Popazzi, Gianluca Procino, Rebecca Rinelli, Graziella Spessot, Barbara Sturmar, Marko Zavadlav, Fabio Zucconi. I candidati di Gorizia è tua saranno presentati alle 12 di oggi alla Taverna al castello; domani toccherà alla civica Percorsi goriziani, che svelerà la sua lista alle 18 alla Vecia Gorizia.

Ripristineremo i Consigli di Quartiere: l’impegno di Roberto Collini

Pubblichiamo l’articolo di oggi de Il Piccolo.

«Quando sarò sindaco ripristinerò i consigli di quartiere», dichiara il candidato sindaco Roberto Collini raccogliendo l’assist involontario del Piccolo che ha appena cocluso un’inchiesta su tutti i borghi, dove tutti chiedono a gran voce che vengano riproposti i “parlamentini”. «I Consigli di quartiere – sostiene il candidato del centrosinistra – sono un elemento fondamentale di partecipazione diretta dei cittadini alla vita pubblica della città ed elemento di raccordo fra il centro e la periferia. Intendiamo rilanciare i quartieri periferici, trascurati da molti anni. Ma non si ferma qui, Collini si concede qualche stoccata nei confronti dell’amministrazione uscente. «Ci meravigliamo nell’apprendere che dopo dieci anni di amministrazione del centrodestra alcuni problemi di importanza fondamentale per i cittadini del quartiere di Montesanto-Piazzuta, come per esempio la questione della sicurezza, siano ancora irrisolti. Cosi’ come non ci meravigliamo che a Sant’Anna manchi la vivacità: non c’è più il consiglio di quartiere a tenere insieme le persone, a portare avanti progetti e idee». Sul tema dei consigli di quartiere interviene anche l’ex presidente di Piedimonte Walter Bandelj: «Per una migliore amministrazione del territorio e dei quartieri vanno, invece, al più presto ripristinate le circoscrizioni di decentramento comunale, che l’attuale maggioranza di centro destra ha affossato, togliendo l’autonomia amministrativa dalle mani dei cittadini, discriminando coloro che abitano nella periferia cittadina». Anche Marco Rossi a nome del Pd è d’accordo: «Un organismo urbano, a nostro parere, funziona quando cuore e periferia si sviluppano assieme. Vogliamo promuoverne la vitalità, favorendo la presenza di servizi e di negozi, garantendo la vigilanza, e la sicurezza, l’illuminazione e il trasporto pubblico. Intendiamo garantire la manutenzione delle strade e degli edifici e l’efficienza dei servizi». «Ancora più sconcertante il fatto – rincara la dose Collini – che la campagna elettorale del centrodestra sia improntata in maniera univoca nell’ alimentare le paure dei cittadini, mentre i reali problemi del quotidiano rimangono in disparte. Questa coalizione invece ribadisce che i cittadini goriziani meritino che nei prossimi cinque anni l’attenzione dell’amministrazione comunale si concentri sul cittadino protagonista sui temi dello sviluppo economico e del lavoro, con particolare attenzione alle giovani generazioni». Cominciano a partire le prime bordate, la campagna elettorale si sta scaldando.

Reddito di inclusione, un buon primo passo

La legge delega contro la povertà è stata approvata definitivamente. La misura principale è l’introduzione del Rei, il reddito di inclusione. Avvia un processo che può portare in pochi anni l’Italia ad avere un reddito minimo universale.

Cos’è il Rei

Il 9 marzo il Senato ha approvato il disegno di legge delega sul contrasto alla povertà, già passato alla Camera nel luglio 2016. Ora si attende il decreto legislativo per tradurne in pratica le principali indicazioni.
Si introduce una misura nazionale di contrasto della povertà assoluta, denominata Rei, cioè reddito di inclusione, che consiste in un trasferimento monetario riservato alle famiglie con Isee molto basso. Il reddito di inclusione è un livello essenziale delle prestazioni e diventa quindi un diritto che ogni regione italiana deve garantire ai propri residenti che rispettino le condizioni di accesso. Possono presentare domanda anche le famiglie straniere, purché con un requisito minimo di residenza in Italia. Il beneficio ha durata limitata, ma è rinnovabile se permane la situazione di bisogno. La misura sarà tendenzialmente universale, non riservata a specifiche categorie, ma subordinata alla verifica dei mezzi economici, da effettuarsi sulla base dell’Isee e del reddito disponibile. Potrà essere ricevuto solo se il nucleo interessato si impegna a rispettare un progetto personalizzato di reinserimento sociale e lavorativo, che sarà predisposto dalla rete dei servizi sociali territoriali.
Il reddito di inclusione assorbirà il Sia, il sostegno per l’inclusione attiva, entrato in vigore a settembre 2016, che ha finora raggiunto circa 65mila famiglie e che è riservato solo a quelle con minori o con figli disabili, anche adulti, o donne in gravidanza. La diffusione del Sia è stata limitata dalla necessità di superare un punteggio piuttosto alto in una scala di misurazione multidimensionale del bisogno, un requisito che ha escluso buona parte delle famiglie che hanno presentato domanda  (si aspetta un intervento del ministero del lavoro per rendere meno stringente il requisito).
Il Rei dovrebbe assorbire anche altre misure destinate al contrasto alla povertà, come la carta acquisti ordinaria o l’assegno per le famiglie con almeno tre minori, ma è ragionevole che i tempi della semplificazione non saranno brevi.
Il Rei sarà inizialmente riservato a un sottoinsieme dei poveri assoluti, che la legge delega individua con criteri molto simili a quelli del Sia: nuclei con minori o con figli gravemente disabili o donne in gravidanza, oppure con almeno un 55enne disoccupato.
Dal 2018 il Rei potrà contare su un finanziamento di circa 2 miliardi, non sufficiente per raggiungere tutte le famiglie in povertà assoluta. È prevista la graduale estensione dei beneficiari, compatibilmente con l’aumento delle risorse a disposizione.

Perché è una misura positiva

Come giudicare il Rei? È possibile vedere il bicchiere mezzo vuoto, perché non si tratta ancora di una misura universale e rischia così di essere una tra le tante categoriali già presenti nella spesa sociale, e perché i fondi stanziati sono inadeguati rispetto al forte aumento della povertà negli ultimi dieci anni.
Ma sarebbe una lettura parziale, perché in effetti c’è un importante salto qualitativo: si è finalmente messo in moto un processo che nel giro di pochi anni può portare l’Italia ad avere un reddito minimo universale contro la povertà assoluta, integrato dalla presa in carico dei beneficiari da parte dei servizi sociali territoriali sulla base di un progetto di reinserimento. Creare un’adeguata rete di servizi rischia di essere problematico soprattutto dove la pubblica amministrazione è poco efficiente, ma potrebbe essere l’occasione per un passo avanti collettivo nella qualità dei servizi pubblici.
Anche da un punto di vista quantitativo, quanto realizzato finora non va sottovalutato. Sull’ipotetico impatto del Rei sulla povertà non possiamo fare stime precise perché i dettagli sui suoi criteri di erogazione verranno stabiliti dal decreto legislativo, ma sulla base delle regole del Sia qualche considerazione si può tentare.
Usando l’indagine Silc 2015 sui redditi delle famiglie, risulta che circa 800mila famiglie italiane con almeno un minore hanno reddito inferiore alle soglie Istat di povertà assoluta. Visto che il numero medio di componenti per ogni famiglia povera con minori è 3,8, per raggiungere tutte le famiglie povere con minori con un trasferimento uguale all’attuale Sia servirebbero circa 2,8 miliardi. In altre parole, con 2 miliardi si può raggiungere circa il 70 per cento circa dei nuclei poveri con almeno un minore, una platea piuttosto ampia, benché ancora lontana dal totale. Manca ancora un miliardo e potremo coprire tutti i minori in povertà assoluta.
Anche l’effetto sul reddito non è trascurabile. Se prendiamo ancora il Sia attuale come modello, che vale 80 euro al mese per ogni componente, è quasi la metà del reddito monetario medio delle famiglie povere assolute con minori. Le risorse non sono ancora sufficienti per garantire a tutte le famiglie povere con figli il trasferimento, ma per circa il 70 per cento dei minori in povertà assoluta l’attuale stanziamento permette un incremento di quasi il 50 per cento del reddito familiare medio.
Una copertura parziale nella fase iniziale non è necessariamente un male, se permette di verificare il targeting, gli effetti sulle famiglie e l’efficacia della rete dei servizi. Dopo le lezioni del primo periodo di applicazione, l’essenziale è poi non fermarsi a metà e proseguire verso la costruzione di un reddito minimo universale con un programma pluriennale di aumento delle risorse, da realizzarsi anche con la razionalizzazione degli strumenti esistenti, prevista dalla delega.

Fonte: lavoce.info | Autore: Massimo Baldini, Dottorato in Economia a Bologna, ha conseguito il Msc in economics presso lo University College di Londra. Nel periodo 1998-2002, ricercatore in Scienza delle Finanze presso la Facolta’ di Scienze Politiche di Bologna. Dal novembre 2003, professore associato di Scienza delle Finanze presso la Facolta’ di Economia di Modena Membro del Capp, Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche, del Dipartimento di Economia Politica dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia. Redattore de lavoce.info.