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Inaccettabile atteggiamento antidemocratico della maggioranza

Il centrodestra si rifiuta di discutere le petizioni firmate da 1600 cittadini ciascuna, e fa cadere il numero legale. Questo grave e inaccettabile comportamento da parte dei gruppi di maggioranza è accaduto ieri notte. I molti cittadini presenti in aula – e peraltro nient’affatto rumorosi – hanno atteso 3 ore che si arrivasse alla discussione sulle petizioni che riguardavano due importanti questioni di salute pubblica, l’adozione del Piano di Zonizzazione acustica comunale (la cui mancanza lascia maggiore libertà alle imprese rumorose) e una modifica del Piano regolatore che inibisca l’insediamento di industrie “insalubri”.

In tutti i modi la maggioranza ha tentato di tirare per le lunghe la discussione sui punti precedenti,  con un atteggiamento chiaramente dilatorio. Il consigliere Roberto Collini a nome dell’opposizione ha proposto l’inversione dell’ordine del giorno, per rispetto dei cittadini presenti, subito dopo la conclusione della mozione del consigliere Tomasella della Lega sull’artigianato locale. Da quel momento in poi erano in discussione solo mozioni dell’opposizione. La proposta – che voleva venire incontro ai cittadini in attesa ma soprattutto consentire di discutere un tema così sentito da migliaia di cittadini firmatari delle petizioni popolari – è stata votata compattamente da tutta l’opposizione ma è stata bocciata dalla maggioranza (con 2 defezioni: astenuti il presidente Cagliari e la consigliera Ferrari).

A quel punto il pubblico si è lasciato andare in un’applauso sarcastico a questo gesto di vero insulto ai cittadini presenti; il presidente ha sospeso la seduta un quarto d’ora. Al rientro, all’appello per la verifica del numero legale, la maggioranza non si è presentata facendo venir meno il numero legale.
Poiché in democrazia ognuno risponde per le proprie legittime scelte, e siccome il voto è pubblico, pubblichiamo di seguito anche l’esito delle votazioni da cui si evince il voto dei consiglieri del centrodestra contro la discussione delle due petizioni:

Barriere architettoniche: il PD chiede un piano

I Piani  per l’Eliminazione  delle Barriere architettoniche(PEBA), normati nel 1986  con l’articolo 32, comma 21, della legge n. 41 e integrati con l’articolo 24, comma 9, della legge 104 del 1992 che ne ha esteso l’applicazione agli spazi urbani, rappresentano lo strumento per monitorare e superare le barriere architettoniche insistenti sul territorio. Secondo la normativa nazionale tutte le Amministrazioni pubbliche devono dotarsi di questi strumenti in relazione agli immobili di loro proprietà. Ma Gorizia è in ritardo, come ha sottolineato la consigliera comunale Adriana Fasiolo con un’interrogazione in Consiglio comunale: “Questa amministrazione  avrebbe dovuto emanare il PEBA con lo scopo di rilevare e classificare tutte le barriere architettoniche presenti in una determinata area che possono riguardare edifici pubblici o porzioni di spazi pubblici urbani (strade, piazze, parchi, giardini, elementi arredo urbano), riguardando non solo le barriere fisiche, ma anche  quelle senso percettive. Lo scopo dell’elaborazione del PEBA è di  superare un approccio frammentario ed episodico dei progetti, attraverso la predisposizione di  un piano metodologico e programmatico per migliorare in modo sistematico l’accessibilità delle persone  disabili”.

“Il Comune deve provvedere quanto prima alla sua stesura, posto che con l’omissione di detta applicazione normativa si  potrebbe ravvisare  una delle forme di discriminazione ex art 2  della legge n°67 /2006”